venerdì 12 giugno 2026

L' ARIA CHE TIRA SU LA7 - DAVID PARENZO E I SUOI SGUARDI DI SUFFICENZA...

 


Nel programma "L'Aria che tira" in onda su La7 condotta da David Parenzo si vede da parte del conduttore, comportamenti poco simpatici. In un programma giornalistico esiste un patto implicito tra il conduttore, l'ospite e il telespettatore. Il conduttore deve gestire i tempi e incalzare ma non censurare. Ovviamente ogni giornalista/conduttore avrà sicuramente le proprie idee politiche. Ma quando queste non sono condivise dal conduttore non lo puoi interromperlo ne tantomeno provare a censurarlo. 

                                                                    


La libertà di pensiero si difende permettendo anche alle tesi più distanti dalle proprie di essere esposte. Non si può utilizzare la riduzione sistematica dei minuti concessi a un ospite per zittirlo perchè  così si crea un'asimmetria informativa. Quando poi il conduttore utilizza la comunicazione non verbale con smorfie, sghignazzate o sguardi di sufficienza è la delegittimazione dell'interlocutore.

Credo e penso che l'onesta intellettuale debba prevalere sulle proprie idee politiche, specialmente per chi conduce un programma giornalistico. Se l'ospite diventa solo un "bersaglio" da zittire, il programma perde la sua natura di spazio di approfondimento e si trasforma in una camera d'eco, allontanando il pubblico in cerca di un'informazione pluralista e matura.



lunedì 1 giugno 2026

Il FENOMENO LITTIZZETTO... Satira dissacrante o declino culturale in prima serata?


                                                        


   

Diciamoci la verità: la domenica sera, per molti telespettatori italiani, l'appuntamento con il monologo di Luciana Littizzetto a Che tempo che fa è diventato un rito irrinunciabile. Per altri, invece, rappresenta il momento esatto in cui impugnare il telecomando e cambiare canale per sfinimento.
Lo stile della comica torinese divide da anni l'opinione pubblica. C'è chi la considera una voce libera e chi, al contrario, vede nei suoi interventi il sintomo di un progressivo impoverimento del linguaggio televisivo.
Ma dove finisce la satira e dove inizia la pura volgarità?
La formula del monologo: tra allusione e ridicolo
Il meccanismo dello sketch è ormai collaudato. Si prendono i fatti di cronaca o di politica della settimana, si isola un dettaglio bizzarro e lo si bombarda con una raffica di battute a sfondo sessuale, doppi sensi anatomici e termini volutamente sguaiati.
Il problema non è la persona, ma la scelta sistematica del registro espressivo. Ridurre ogni riflessione sulla realtà a una macchietta basata sul "basso corporeo" rischia di svalutare la complessità dei problemi. La satira ha storicamente il compito di far riflettere attraverso il riso; quando invece si limita a ridicolizzare l'interlocutore usando scorciatoie verbali allusive, il sospetto è che si cerchi la risata più facile, non quella più intelligente.
Specchio dei tempi o calo culturale?
Una domanda sorge spontanea: se questi monologhi continuano a registrare ascolti altissimi e a dominare i trend sui social, cosa dice questo di noi spettatori?
La televisione, si sa, è un'industria che vive di share. Se un format funziona, significa che intercetta un bisogno reale del pubblico. Questo successo solleva un interrogativo non banale sul livello culturale medio di chi sta davanti allo schermo. Siamo davvero diventati una platea che ha bisogno del termine colorito e della battuta elementare per digerire la realtà? O forse la TV generalista ha smesso di provare a elevare il gusto del pubblico, preferendo assecondarne i lati più pigri?
Perché il pubblico la ama (e perché resiste in TV)
Per onestà intellettuale, bisogna riconoscere i motivi per cui la Littizzetto funziona. I suoi sostenitori vi leggono una forma di catarsi domenicale. In un mondo politico spesso ingessato e ipocrita, l'uso di un linguaggio "di pancia" viene percepito come un atto di coraggio che sgonfia la solennità dei potenti. sfruttando anche l'ottima spalla comica di Fabio Fazio, che con le sue reazioni imbarazzate fa da perfetto contraltare istituzionale.
La parola a voi
La satira ha il diritto sacrosanto di essere sfacciata, scorretta e persino fastidiosa. Tuttavia, quando l'unica chiave di lettura diventa l'allusione grossolana, il rischio è che non rimanga nulla su cui riflettere, se non il livello del dibattito stesso.

domenica 31 maggio 2026

LA VITA IN DIRETTA - l’illusione della diretta, la certezza della noia..

 L’illusione della diretta, la certezza della noia

La televisione generalista dovrebbe vivere di brio, imprevedibilità e costante rinnovamento. Entrando nel salotto pomeridiano de La vita in diretta, guidato da Alberto Matano, la sensazione dominante è invece quella di un perenne e rassicurante (per la produzione) déjà-vu. Sotto una patina di finta freschezza e ritmo serrato, il programma si è adagiato su una formula fissa che trasforma l'appuntamento quotidiano in un esercizio di noia ripetitiva.

                                                               

Il tavolo degli "immortali": gli ospiti sempre uguali
Il cuore pulsante del talk, il celebre tavolo della seconda parte del programma, soffre di una drammatica assenza di ricambio. Gli ospiti non ruotano: si alternano secondo un copione rigidissimo che vede sempre le stesse facce commentare qualsiasi fatto di cronaca rosa, costume o leggera attualità. Questa cerchia ristretta di opinionisti "di professione" azzera il dibattito.
Prevedibilità: il pubblico sa già cosa dirà ogni singolo ospite prima ancora che apra bocca.
Mancanza di contrasto: le opinioni si sovrappongono senza mai creare un vero confronto stimolante.
Effetto "muffa": l'impressione è quella di un club privato che parla a se stesso, escludendo il punto di vista del mondo reale.
Le rubriche fotocopia: il riciclo dei format
Non va meglio sul fronte dei contenuti e delle rubriche. Il programma sembra soffrire di una cronica pigrizia autorale. Le dinamiche proposte, i focus sui personaggi del momento o i micro-servizi di costume non inventano nulla. Si tratta della riproposizione fedele di formule già ampiamente sfruttate da altre trasmissioni della concorrenza (o della stessa Rai).
Storie di gossip sviscerate fino allo sfinimento. Collegamenti che rincorrono il trend social del giorno prima. Spazi nostalgici privi di un reale graffio giornalistico.
Conclusione: una pigrizia che penalizza il pubblico
Vincere la sfida degli ascolti (spesso grazie al traino della rete e alla fidelizzazione storica del pubblico) non significa fare buona televisione. Abbandonare il coraggio di sperimentare per rifugiarsi nell'usato sicuro è una scelta comoda ma pigra. La vita in diretta rischia così di diventare il manifesto di una televisione che non vuole disturbare, che non vuole stupire e che, alla fine, si riduce a un sottofondo monocorde. Una noia penosa per chi, dal servizio pubblico, si aspetterebbe ancora un briciolo di contemporaneità e di coraggio.

mercoledì 27 maggio 2026

LA 9 Di fronte a repliche infinite, il telecomando diventa l'unica difesa per cercare intrattenimento reale altrove.




Il canale televisivo La 9 sembra essere rimasto intrappolato in un loop temporale. Ogni giorno, la programmazione del palinsesto, sopra tutto con "Cash or Trash" propone agli spettatori puntate già viste, repliche continue e contenuti datati. Quella che potrebbe sembrare una gestione temporanea si è trasformata in una routine giornaliera che ha il sapore della presa in giro per chi sintonizza il proprio televisore su questo canale.

La televisione vive di novità, attualità e confronto. Proporre quotidianamente lo stesso identico menu non è solo pigrizia editoriale, ma dimostra una totale mancanza di considerazione per la fedeltà degli spettatori, trattati come utenti passivi a cui propinare qualsiasi contenuto residuo.

I punti critici della situazione
  • Mancanza di rispetto: Il pubblico si trova davanti a un palinsesto statico che non offre stimoli o novità.
  • Mancanza di investimenti: La scelta di non rinnovare i contenuti suggerisce un disinteresse verso la crescita editoriale.
  • Fuga degli spettatori: Di fronte a repliche infinite, il telecomando diventa l'unica difesa per cercare intrattenimento reale altrove.

mercoledì 6 maggio 2026

L' URLO SENZA PENSIERO: SE LA VOLGARITA IN TV DIVENTA METODO..

 L’urlo senza pensiero: se la volgarità in TV diventa metodo..

                                                               




La "parolaccia" è l'ultimo dei problemi

Osservo come il concetto di volgarità sia cambiato. Una volta era l'infrazione di un tabù linguistico; oggi la vera volgarità è l'interruzione sistematica dell'altro. Il "vaffa" è stato sostituito dal rumore bianco di tre persone che urlano contemporaneamente. Molti personaggi, politici in testa, non usano il linguaggio per spiegare, ma per evocare emozioni (spesso rabbia o indignazione). Un botta e risposta. Si risponde a una domanda complessa con uno slogan che non c'entra nulla, ma detto con tono aggressivo e se la logica sparisce, resta solo la performance. Il politico non è più un amministratore, ma un "performer" che deve bucare lo schermo. 
I talk show non cercano la soluzione ai problemi, ma lo scontro. La mancanza di logica serve a evitare il confronto nel merito, dove molti risulterebbero impreparati. È più facile insultare o sviare che argomentare con dati alla mano.. Questa modalità abitua lo spettatore a non pretendere più un senso razionale dai discorsi. La "vittoria" in un dibattito non va a chi ha ragione, ma a chi ha gridato l'assurdità più sonora.
Tutto questo non è altro che lo specchio della nostra attuale società..


martedì 7 aprile 2026

CASH OR TRASH - CHI OFFRE DI PIU? PECCATO PER LE TROPPE REPLICHE....



È un'osservazione comune tra i fan di Cash or Trash - Chi offre di più? in onda sul Nove e disponibile su Discovery e Prime video, di fare spesso e in modo esagerato  ampio uso  delle repliche già mandate in onda precedentemente, specialmente nelle fasce orarie preserali o in periodi di pausa tra le nuove stagioni. E questo non solo diventa insopportabile ma anche una totale mancanza di rispetto verso gli spettatori.

Peccato perchè questa abitudine, ripetuta troppo spesso, allontana l'interesse per questo programma che rimane comunque sia un format piacevole e interessante.



lunedì 16 marzo 2026

Nuovi volti per la moda: il costante lavoro dei talent scout - Rody Mirri e la sua misteriosa scoperta..

 

  • Il mondo della moda e dello spettacolo è sempre alla ricerca di nuova linfa e di icone capaci di catturare l'immaginario collettivo. Professionisti del settore e talent scout sono costantemente impegnati nel difficile compito di individuare quel mix perfetto di carisma e presenza scenica che trasforma una giovane promessa in una vera star.                                                                 
  •                                                                   Rody Mirri

  • Recentemente, l'attenzione degli addetti ai lavori si è concentrata su una nuova iniziativa del manager e talent scout Rody Mirri che tra breve farà debuttare ufficialmente una sua nuova scoperta sicuro che la stessa sarà capace di ricalcare le orme di celebri personalità lanciate in passato. Si parla di una figura emergente di cui non si conosce il nome, dal fascino magnetico, capace di attirare secondo Mirri, l'interesse dei grandi brand internazionali non solo per l'estetica, ma per una personalità distintiva. Convinto e sicuro che  questa nuova protagonista sarà destinata a diventare una dei volti di punta dei prossimi red carpet e delle campagne pubblicitarie più prestigiose.
  • Resta alta l'attesa per vedere come questa modella debutterà nel panorama mediatico contemporaneo. Per ora accontentiamoci di questa foto...
  • V. Verri