Con tutto il rispetto che ho verso la categoria dei giornalisti, mi chiedo ormai ogni giorno come sia possibile assistere a certi spettacoli in TV. Sentiamo professionisti dell’informazione raccontare panzane talmente grossolane che solo chi ha una faccia tosta e una totale assenza di vergogna potrebbe esporre pubblicamente. Ovviamente, questo non risparmia la carta stampata e le grandi testate online.
Eppure la soluzione sarebbe elementare. Basterebbe fare il proprio lavoro: informarsi, incrociare i dati e andare alle fonti reali delle notizie. Un controllo minimo permetterebbe di capire, quasi sempre, dove sta la verità. Ma se questo succede, quali sono le vere cause? Perché la verifica delle fonti è diventata un optional?
Oggi il mercato dell'informazione premia chi arriva prima, non chi arriva dopo aver verificato.
Titoli shock e notizie sensazionalistiche generano traffico e introiti pubblicitari.
In televisione la notizia non deve più solo informare, deve intrattenere.
Si creano fazioni opposte per generare scontro e share.
Il parere personale di un ospite urlante acquisisce lo stesso peso di uno studio scientifico o di un documento ufficiale.
Molti articoli e servizi non sono altro che la replica di veline d'agenzia o di post sui social media.
Una notizia falsa viene copiata da una testata all'altra fino a diventare "vera" per sfinimento.
Si abdica al ruolo di mediatori culturali per diventare semplici ripetitori.
Se il sistema dell'informazione è parzialmente malato, la responsabilità di difendersi passa anche a noi lettori. Non possiamo più essere consumatori passivi. Dobbiamo sviluppare un sano scetticismo, imparare a cercare i documenti originali e spegnere la TV o chiudere il browser quando capiamo che ci stanno prendendo in giro. La faccia tosta di certi giornalisti prospera solo finché trova un pubblico disposto a crederci.
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