sabato 27 giugno 2026

LA TV DEL TUTTO PERMESSO...SE L'AUDIENCE GIUSTIFICA LA FINE DEL RISPETTO.

    • Da Temptation Island ai talk politici: la cultura del trash è davvero l'unica via per fare ascolti? Oppure la televisione generalista stà subendo la concorrenza dei social network e  per sopravvivere, adotta lo stesso linguaggio esasperato e privo di filtri tipico delle piattaforme digitali. Il fatto recente subito dopo l'inizio dell'edizione 2026 di Temptation Island, sul web sono emersi vecchi video intimi a pagamento realizzati dalla coppia Sara e Gabriele. I due giovani pur chiedendo scusa in lacrime sui social, parlando di un errore commesso anni prima sotto l'effetto dell'alcol. La produzione ha dichiarato di non sapere nulla di questi trascorsi. Questo solleva un interrogativo: si tratta di una mancanza di controllo nei casting (autori superficiali) o dell'inevitabile cortocircuito di programmi che cercano profili esasperati per creare dinamiche tossiche? 
    •                                                            

    • La spinta verso il basso: Quando tutto diventa tollerato, il livello culturale medio si abbassa. Il pubblico si abitua alla mediocrità e non pretende più contenuti di qualità.
    • L'illusione della realtà: I reality cercano l'iper-realismo (coppie autentiche, problemi esasperati), ma finiscono per premiare chi finge meglio o chi ha un passato spendibile a livello di clickbait e gossip.
    • La responsabilità contrattuale: Chi fa televisione firma un patto sociale con gli spettatori. Usare espressioni scurrili o promuovere la mancanza di rispetto distrugge l'autorevolezza del mezzo televisivo.
    • Il potere del telecomando: L'unico modo per fermare questa deriva è spegnere la TV o cambiare canale. Finché il trash produce ascolti record, gli editori continueranno a investire su quel modello.
    • La necessità di regole rigide: Chiediamoci se sia il caso di invocare un intervento più severo da parte degli organi di vigilanza (come l'Agcom) sulla qualità del linguaggio e sulla selezione dei contenuti in prima serata.
    • Contesto TelevisivoFenomeno OsservatoConseguenza Culturale
      Talk Show PoliticiUrlati, insulti personali e linguaggio triviale.Sdoganamento della violenza verbale nelle istituzioni.
      Intrattenimento e RealityConduttori e ospiti senza filtri, linguaggio da bar.Perdita totale della funzione educativa della TV.
      Infotainment e Telegiornali
      Ospiti che diffondono fake news o teorie infondate. Disinformazione di massa per fare spettacolo.





venerdì 12 giugno 2026

L' ARIA CHE TIRA SU LA7 - DAVID PARENZO E I SUOI SGUARDI DI SUFFICENZA...

 


Nel programma "L'Aria che tira" in onda su La7 condotta da David Parenzo si vede da parte del conduttore, comportamenti poco simpatici. In un programma giornalistico esiste un patto implicito tra il conduttore, l'ospite e il telespettatore. Il conduttore deve gestire i tempi e incalzare ma non censurare. Ovviamente ogni giornalista/conduttore avrà sicuramente le proprie idee politiche. Ma quando queste non sono condivise dal conduttore non lo puoi interromperlo ne tantomeno provare a censurarlo. 

                                                                    


La libertà di pensiero si difende permettendo anche alle tesi più distanti dalle proprie di essere esposte. Non si può utilizzare la riduzione sistematica dei minuti concessi a un ospite per zittirlo perchè  così si crea un'asimmetria informativa. Quando poi il conduttore utilizza la comunicazione non verbale con smorfie, sghignazzate o sguardi di sufficienza è la delegittimazione dell'interlocutore.

Credo e penso che l'onesta intellettuale debba prevalere sulle proprie idee politiche, specialmente per chi conduce un programma giornalistico. Se l'ospite diventa solo un "bersaglio" da zittire, il programma perde la sua natura di spazio di approfondimento e si trasforma in una camera d'eco, allontanando il pubblico in cerca di un'informazione pluralista e matura.



lunedì 1 giugno 2026

Il FENOMENO LITTIZZETTO... Satira dissacrante o declino culturale in prima serata?


                                                        


   

Diciamoci la verità: la domenica sera, per molti telespettatori italiani, l'appuntamento con il monologo di Luciana Littizzetto a Che tempo che fa è diventato un rito irrinunciabile. Per altri, invece, rappresenta il momento esatto in cui impugnare il telecomando e cambiare canale per sfinimento.
Lo stile della comica torinese divide da anni l'opinione pubblica. C'è chi la considera una voce libera e chi, al contrario, vede nei suoi interventi il sintomo di un progressivo impoverimento del linguaggio televisivo.
Ma dove finisce la satira e dove inizia la pura volgarità?
La formula del monologo: tra allusione e ridicolo
Il meccanismo dello sketch è ormai collaudato. Si prendono i fatti di cronaca o di politica della settimana, si isola un dettaglio bizzarro e lo si bombarda con una raffica di battute a sfondo sessuale, doppi sensi anatomici e termini volutamente sguaiati.
Il problema non è la persona, ma la scelta sistematica del registro espressivo. Ridurre ogni riflessione sulla realtà a una macchietta basata sul "basso corporeo" rischia di svalutare la complessità dei problemi. La satira ha storicamente il compito di far riflettere attraverso il riso; quando invece si limita a ridicolizzare l'interlocutore usando scorciatoie verbali allusive, il sospetto è che si cerchi la risata più facile, non quella più intelligente.
Specchio dei tempi o calo culturale?
Una domanda sorge spontanea: se questi monologhi continuano a registrare ascolti altissimi e a dominare i trend sui social, cosa dice questo di noi spettatori?
La televisione, si sa, è un'industria che vive di share. Se un format funziona, significa che intercetta un bisogno reale del pubblico. Questo successo solleva un interrogativo non banale sul livello culturale medio di chi sta davanti allo schermo. Siamo davvero diventati una platea che ha bisogno del termine colorito e della battuta elementare per digerire la realtà? O forse la TV generalista ha smesso di provare a elevare il gusto del pubblico, preferendo assecondarne i lati più pigri?
Perché il pubblico la ama (e perché resiste in TV)
Per onestà intellettuale, bisogna riconoscere i motivi per cui la Littizzetto funziona. I suoi sostenitori vi leggono una forma di catarsi domenicale. In un mondo politico spesso ingessato e ipocrita, l'uso di un linguaggio "di pancia" viene percepito come un atto di coraggio che sgonfia la solennità dei potenti. sfruttando anche l'ottima spalla comica di Fabio Fazio, che con le sue reazioni imbarazzate fa da perfetto contraltare istituzionale.
La parola a voi
La satira ha il diritto sacrosanto di essere sfacciata, scorretta e persino fastidiosa. Tuttavia, quando l'unica chiave di lettura diventa l'allusione grossolana, il rischio è che non rimanga nulla su cui riflettere, se non il livello del dibattito stesso.