martedì 15 settembre 2026

QUANDO LA VOLGARITA' IN TV DIVENTA ABITUDINE


                                                             

Scrivo spinto da una riflessione nata ieri sera, l’ennesima, mentre saltavo da un canale all'altro del telecomando. Alla mia età, superato i settanta, mi trovo sempre più spesso a disagio di fronte a uno spettacolo che faccio fatica ad accettare in un paese che si definisce civile: la normalità della volgarità nelle televisione odierna. 
Vedere conduttori e ospiti blasonati utilizzare un linguaggio e un atteggiamento che ai miei tempi sarebbero stati giudicati, senza mezzi termini, scandalosi, mi lascia profondamente amareggiato. Mi chiedo, semplicemente: come siamo arrivati a questo punto?
Il problema non riguarda più solo i reality show, contesti in cui la sguaiatezza e il bisticcio vengono venduti come "spontaneità" e "vita vera", svuotando di fatto il significato di rispetto e convivenza civile. La deriva più preoccupante ha ormai contagiato i Talk show politici. Quelli che dovrebbero essere spazi di alto dibattito democratico e di informazione si sono trasformati in arene di gladiatori. Non si discute più per argomentare, ma per sopraffare l'altro. L'insulto, l'epiteto violento e l'interruzione sistematica sono diventati veri e propri strumenti di lavoro, sdoganati da conduttori che spesso scelgono di non intervenire, o peggio, cavalcano la rissa per un punto di share in più.
L'impatto di questo "modello" è devastante, specialmente sulle nuove generazioni. La televisione conserva ancora un enorme potere di legittimazione sociale. Se un concetto o un termine offensivo viene pronunciato con disinvoltura su uno schermo televisivo, passa il messaggio implicito che quel linguaggio sia lecito, utilizzabile in pubblico senza filtri o vergogna. I giovani assorbono questa totale assenza di argine, normalizzando nel loro quotidiano espressioni che distruggono la bellezza della nostra lingua e, con essa, l'educazione civica.
La mia non è la nostalgia di un passato perfetto, ma la difesa del principio che la parola pubblica porti con sé una responsabilità. Una volta la televisione aveva anche il compito di unificare e far crescere culturalmente il Paese. Oggi sembra volerlo rincorrere nei suoi istinti più bassi.

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