ANDREA SCANZI E MARCO TRAVAGLIO |
Quando leggo una notizia pubblicata da un quotidiano o
appresa da un telegiornale, sento il bisogno di appurare la fonte e quasi sempre scopro
inesattezze spaventose, non solo, scopro che alcune di queste notizie sono
spudoratamente false o distorte. Non ci vuole un genio per capire alcune
considerazioni semplici e oggettive.
La prima considerazione è che quando si lavora per conto di
una azienda, qualunque sia, privata o pubblica, si cerca o si dovrebbe cercare
di dare il meglio di sé. Ovviamente bisogna attenersi alle disposizioni che
arrivano dalla sala comandi, ovvero dalla proprietà, nessuna azienda esclusa,
stampa compresa.
La seconda è una conseguenza logica di quanto sopra, se non
rispetti quanto ti è stato chiesto la corsa finisce in fretta.
La terza considerazione riguarda la premessa iniziale. Le notizie arrivano da quotidiani e telegiornali, anche
loro sono aziende quasi sempre in mano ad imprenditori o politici e come tali si
comportano, ma con una responsabilità diversa da altre aziende per il semplice
motivo che le notizie, pubblicate o trasmesse, possono condizionare, modificare
o suggestionare milioni di persone che in base alla propria cultura, orientamento
politico o interessi personali si fanno delle proprie convinzioni. Quando un
giornalista sceglie di lavorare per una testata sa perfettamente qual è la linea
editoriale da seguire e non ha bisogno di ordini o di suggerimenti deve solo “sposare”
o condividere la stessa linea voluta o desiderata dell’editore. Questo servirà
in futuro al giornalista per obbiettare davanti al popolo che nessuno gli ha
mai imposto niente e che quello che scrive è semplicemente farina della sua
mente. Alcuni direttori e giornalisti per non vergognarsi si autoconvincono di pensarla
allo stesso modo del proprio referente editoriale e difendono a spada tratta le
proprie convinzioni. Ovviamente la
politica gioca un ruolo fondamentale in tutto questo è la politica che
stabilisce le sovvenzioni finanziarie dei quotidiani è la politica che necessita
di avere come cassa di risonanza la stampa amica.
Solo chi non è succube di queste prerogative può scrivere e
pubblicare onestamente e liberamente il proprio pensiero, peccato che solo pochi possono vantarsi di questo e per questo vengono tacciati dai loro colleghi,
sostenitori compresi, di tutte le nefandezze possibili. Amo i giornalisti che traducono
i loro pensieri con argomentazioni, fatti e documentazioni. Amo i giornalisti
che non sono servi di nessuno, questo non vuol dire che sono perfetti, non vuol
dire che prendo per oro colato quanto scrivono, ma mi stanno simpatici solo per
il fatto che non devono rispondere a nessuno se non ai propri lettori.
Leggo due o tre quotidiani ogni giorno. Tra questi
il “Fatto quotidiano” e mentirei se scrivessi che non stimo Marco Travaglio e Andrea
Scanzi. Fino a quando nessuno riuscirà a
smentire con fatti reali quello che dicono o scrivono rimango dell’idea che loro, con pochi altri, sono
giornalisti con le palle. Capisco anche l’invidia da mal di pancia dei loro pseudo colleghi, scrivere e dire quello che realmente si pensa oggi come
oggi, è una libertà concessa a pochi e per fare questo bisogna non essere servi di nessuno.
Complimenti x l'articolo. Condivido il tutto e francamente sono i migliori giornalisti che abbiamo... Milli Mattia (MI)
RispondiElimina